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Manifesto

Aiuto chi vuole aiutare gli altri. Più precisamente, aiuto le persone a colmare il divario tra la creazione di un lavoro di cui essere fieri, e la conquista della propria indipendenza economica e intellettuale.

In altre parole, voglio offrire le mie conoscenze e competenze per aiutare chi desidera diventare economicamente indipendente, insegnando (creando) qualcosa di utile per gli altri.

La comunicazione digitale permette a tutti noi di raggiungere l’obiettivo della libertà intellettuale ed economica, ma ci vogliono due condizioni:

1) Devi essere un “sensemaker

2) Ti rivolgi a “poche” persone

Non è facile spiegare cosa ha partorito la mia mente 😊 ma più avanti ce la metterò tutta.

Approfondiamo… Seguimi.

 

1. Il “Sensemaking

Siamo tutti “Sensemakers”.

Il “sensemaking” è la competenza del futuro.

Il mondo, la realtà, l’era digital che stiamo vivendo sono caratterizzati dalla complessità. E questa complessità supera spesso la nostra capacità di comprenderla e gestirla.

Tutti noi, anch’io, anche tu, abbiamo bisogno di dare senso alle nostre esperienze, dalle azioni che svolgiamo ogni giorno, dalla nostra routine quotidiana fino alle grandi avventure (belle e brutte) che la vita ci regala.

In fondo se ci pensi, le persone hanno una debolezza: vogliono sempre trovare un senso alle cose.

E quando non riusciamo a trovare il senso, siamo attratti da schemi, modelli pronti, codici che crediamo utili per capire la complessità.

Ma quando questo accade sentiamo uno stato di disagio, di ansia, proprio perché questi modelli artificiali non ci aiutano, non ci fanno comprendere il senso del nostro lavoro, di ciò che accade nel mondo, della nostra vita privata.

Tra l’altro, detto per inciso, le sensazioni di paura e di disagio sono proprio quelle leve mentali sfruttate maliziosamente da quelli che io definisco “paraguru” per venderti i loro corsi a prezzi altissimi: puntano sempre su sentimenti negativi, trabocchetti mentali, strategie di coercizione e modelli passo-passo ingannevoli.

Ne ho parlato anche in questo video qualche tempo fa.

Non esiste nessun modello valido in tutti i casi.

La realtà è più complessa.

Pensaci la prossima volta che ti imbatti in una pubblicità di uno di questi personaggi che ti promette la solita “soluzione definitiva”.

Ecco che nasce la nostra esigenza di fare chiarezza, di trovare un senso logico, di porre e porsi delle domande.

Abbiamo bisogno di una guida, di qualcuno che ci offra un “ponte” di informazioni, idee, valori, conoscenze ed esperienze. Un ponte che ci possa aiutare a superare il fossato e progredire.

L’epoca che stiamo vivendo è caratterizzata da rumore, distrazione e sovraccarico informativo.

Abbiamo bisogno di persone che ci riportino all’essenziale, che ci offrano le informazioni rilevanti e che “eliminino tutto il resto”.

Tutto questo è strettamente collegato alla comune visione del business e del lavoro in generale. Una visione tragicamente miope della crescita.

Lo sviluppo di un’attività è relegato all’idea di ottenere sempre di più. Più fatturato, più clienti, più dipendenti, più prodotti, più, più e più.

Questa visione del business tradizionale risolve i problemi con la logica del “di più”, e quindi anche più costi, più responsabilità, più stress e, ovviamente, più complessità.

Ed ecco che torna il nostro stato di disagio. Ha senso continuare a rincorrere il “di più” se poi alla fine non riusciamo a vivere meglio?

Inizia ad emergere (finalmente!) uno scollamento tra produttività e felicità. Ed è un fenomeno di portata mondiale.

Ma chi sono esattamente questi “sensemakers”?

Sono persone che lavorano con la propria conoscenza.

Possono essere scrittori, imprenditori, freelance, docenti, blogger, fotografi, musicisti, programmatori, ecc.

Insomma, si tratta di tutte quelle persone che creano le condizioni per il miglioramento delle altre persone:

  • I sensemakers sono produttori di senso e aiutano gli altri ad affrontare e gestire le turbolenze della complessità
  • I sensemakers vogliono una vita indipendente attraverso la creazione di un lavoro che risolve problemi reali
  • I sensemakers stabiliscono relazioni durature, offrono valore immediato senza puntare alla vendita a tutti i costi

Il guadagno e la conquista della tua indipendenza finanziaria è il risultato spontaneo di questa nuova mentalità.

Ciò che hai appena letto è la vera formula per la tua libertà economica ed intellettuale (non le chiacchiere che senti sui social su come guadagnareonlain”).

Forse ti chiami Francesca, hai 52 anni, e dopo aver lavorato vent’anni come commerciante hai dovuto chiudere l’attività e adesso devi re-inventarti. Sei una persona empatica, curiosa e con tanta voglia di ricominciare.

Scopri il digital marketing ed invece di proporti come l’ennesima social media manager, magari scopri che hai delle conoscenze che possono essere utili per gli altri: pubbliche relazioni, negoziazione, comunicazione, gestione aziendale, ecc.

Ecco, tutte le conoscenze di Francesca possono aiutare altre persone a migliorare alcuni aspetti del proprio business.

Oppure ti chiami Antonio, hai 44 e fai il business coach. Vuoi trovare più clienti sul web, ma non sai da che parte cominciare.

Sei stanco di sprecare le tue conoscenze su LinkedIn. Pubblichi dei grandissimi contenuti, però poi gli altri ti dicono “grazie” e se ne vanno.

Ah no, sei Andrea, hai 31 anni e vuoi lavorare grazie al digital. Vuoi avere il successo che meriti, ma senza fare il venditore da strapazzo.

Hai già provato a fare qualcosa sull’affiliate perché te l’hanno venduta come soluzione rapida per fare soldi, ma hai visto che non è così.

Hai preso coscienza che vuoi creare qualcosa di importante per gente che sappia apprezzare.

Magari sei Grazia, hai appena 20 anni o forse meno, sei la più giovane e vuoi capire come funziona veramente il digital marketing per crearti un futuro professionale ed essere economicamente libera.

Ok, chiunque tu sia, so che non cerchi soldi e popolarità a tutti i costi, ma senti quel “friccichio” nell’anima quando riesci ad aiutare gli altri. So che vuoi creare un lavoro importante per persone che hanno la tua stessa visione.

Se anche tu pensi di essere un sensemaker, se ti vedi come un lavoratore della conoscenza, se hai questo spirito di servizio verso gli altri, allora ti trovi nel posto giusto.

Benvenuto o benvenuta!

 

2. La Tribù

I sensemakers si rivolgono a poche persone.

Ma è ovvio dai. No, non è vero. Non è ovvio, anzi.

Pensa che quando invio alcuni sondaggi ai miei clienti e studenti per conoscere le loro problematiche od opinioni su un certo argomento, una delle difficoltà che riscontro più spesso è:

“Marcello, non riesco ad ottenere la visibilità che merito, vorrei raggiungere un pubblico più vasto”

Questa risposta (peraltro vera – l’ho copiata ed incollata così com’è) è il concentrato delle false e predominanti convinzioni che le persone oggi hanno sul digital, marketing e comunicazione online.

Questo succede perché la maggior parte della gente non coglie il senso della comunicazione di oggi, non ne comprende il senso perché è complessa.

Non si può incasellare il digital nello schema:

più visibilità => più clienti => più soldi

No, non è così.

È più complesso: in mezzo ai passetti di questo schema semplicistico c’è un universo di cose, un ecosistema (come piace tanto dire ai miei colleghi).

E poi, il punto di partenza (la visibilità) è proprio SBAGLIATO.

Ora mi spiego meglio.

Se pensi sempre ad ottenere più visibilità, alla fine sarai costretto o costretta ad abbassare la qualità dei tuoi prodotti, servizi, comunicazione… tutto.

La maggior parte dei “markettari” là fuori ti dice che devi rivolgerti a tutti, devi fare marketing di massa, oppure devi fare casino, devi urlare più di tutti gli altri per farti notare.

Questa è la logica imperante nel digital marketing italiano.

Ma l’incessante ricerca della visibilità e della massa, ti renderà noioso e banale. Sarai nella media, proporrai soluzioni mediocri perché sarai costretto a non offendere nessuno e soddisfare tutti.

E poi, la presuntuosa volontà di voler piacere a tutti significa che, in realtà, non interessi davvero a nessuno. Sei di massa, sei nella media, sei uno dei tanti, sei una commodity.

No, io non voglio creare un business con questi presupposti.

Non ci penso proprio.

Sarò io a scegliere le persone che vogliono ciò che offro.

Sceglierò le persone che sono più ricettive al mio messaggio.

Sceglierò le giuste persone che diffonderanno spontaneamente il mio messaggio.

In fondo, la dinamica è piuttosto semplice:

  1. Attira un piccolo gruppo di persone che vuole migliorare, crescere, cambiare – tipi strani insomma
  2. Crea un lavoro che risolve i problemi e le esigenze di queste persone offrendo reale valore
  3. Rendi felici i tuoi clienti facendogli percepire che tu tieni davvero a loro

La felicità dei clienti è il nuovo marketing.

Se i tuoi clienti sentono un’autentica relazione con te, sentono la tua vicinanza, allora rimarranno con te e lo racconteranno agli altri.

Per ottenere questo obiettivo devi rimanere piccolo, devi trovare la tua tribù di fan affezionati. Ti basta trovare 1.000 veri fan.

Creare un piccolo business non significa mediocre e senza profitto. Significa semplicemente diventare di inestimabile valore per un piccolo gruppo di veri fan.

Lo sai già, oggi viviamo nell’era della comunicazione urlata, dei personaggi arroganti, del marketing da trogloditi.

A questo aggiungi intelligenza artificiale, chatbot, algoritmi e automazioni varie che tracciano tutti i nostri movimenti e comportamenti di acquisto.

Tutto questo viene alimentato, non per soddisfare al meglio i nostri bisogni, ma solo per vendere la pubblicità di massa ai migliori offerenti.

Una pubblicità venduta a chi può permettersi di spendere sempre di più per vendere roba scadente o nella media.

No grazie. Non mi corrisponde per niente.

Io non cerco la grandezza. Voglio costruire il mio piccolo mondo, uno spazio intimo e riservato in cui aiutare le persone a migliorare, a diventare ciò che vogliono diventare.

Per essere eccezionale, devo rimanere piccolo (intenzionalmente).

Non voglio contribuire a questo schifo con altri prodotti “di massa” per un mercato di “zombi” privi della minima attenzione.

Ciò che voglio realizzare è un business basato sulle relazioni durature, un business umano, un lavoro con il quale aiutare poche persone (quelle giuste) a risolvere il loro problema.

Non ho bisogno di raggiungere un pubblico più vasto (cosa??)

Non ho bisogno di essere “virale” e di avere tanta visibilità (ma veramente?!)

Mi bastano pochi follower.

La mia tribù.

Altra gente strana come me.

Leggi anche la pagina “About“. Controlla se quello che ho, può fare al caso tuo. Contattami e salutami con un “ciao“. Leggo sempre tutte le email che ricevo (so che non ci credi, ma è vero! 😊).

Benvenuto o benvenuta nel mio piccolo “strano” mondo.

– Marcello Cosa
Marcello Cosa