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E-commerce Pro e Contro: Tanti Rischi e Qualche Opportunità

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E-commerce Pro e Contro

Photo credit: Janilson Furtado

⁣Ok, visto che non scrivo da mesi, stavo già pensando come stupirti con effetti speciali, quando poi all’improvviso la realtà, la vita ti travolge sempre… oggi ti “riassumo” le cose che penso sull’e-commerce pro e contro.

Se mi conosci già da un po’, sai che mi occupo anche di corsi di formazione in ambito digital marketing.

E, da quando è scoppiata la pandemia, questi corsi vengono erogati in “modalità sincrona“, cioè in diretta, dal vivo insomma.

Bene, fra i tanti corsi in cui sono coinvolto, ce n’è uno che si chiama “Sviluppatore E-commerce“… un delirio.

Eh sì perché ormai nella mente delle persone si è insinuata questa idea:

Vabbè, visto che sta la pandemia, mi apro un e-commerce così recupero le perdite

E purtroppo questa è pura illusione. In sostanza, se vuoi aprire un e-commerce perché hai un’emergenza di monetizzazione immediata, allora lascia perdere.

Se, invece, vuoi aprire l’e-commerce con una visione di lungo periodo e con una chiara direzione strategica, allora aprilo, hai tutto il mio sostegno.

Di certo, in entrambe le ipotesi non ci si può improvvisare.

Va bene, cerco di essere più preciso sui pro e contro dell’e-commerce.

Bah, tenendo questi corsi e parlando con i miei allievi, mi sono subito reso conto che c’è questa specie di esaltazione della tecnica a discapito del marketing e della comunicazione.

E questo non va bene.

Non è lo strumento e-commerce che ti farà guadagnare, ma il modo in cui questo e-commerce emerge dalla massa, in che modo comunica la sua unicità (se ce l’ha).

Al riguardo, è interessante leggere l’articolo pubblicato da Francesco Margherita, fondatore di uno dei gruppi più grandi in Italia sul tema SEO.

Francesco, come me, vuole richiamare l’attenzione sull’omologazione degli e-commerce italiani.

Per una sua esigenza personale, ha cercato un accessorio musicale su alcuni e-commerce italiani.

Ecco cosa scrive:

Tra i risultati organici e quelli a pagamento avrò guardato 5 o 6 siti web, tutti rigorosamente sconosciuti, anonimi per non dire intercambiabili. Ho scelto quello che tra costo dell’alimentatore e spese di spedizione mi conveniva di più e ho effettuato l’ordine. La morale fin qui è che i progetti web anonimi devono giocare al ribasso competendo sul prezzo, quindi anche se vinci hai perso, perché il guadagno sarà minimo. Una lenta agonia.

Qui il link all’articolo completo.

Attenzione qui… perché Margherita pone l’accento anche su un altro aspetto importante.

Oggi non è più neanche sufficiente essere primi su Google, se poi mi ritrovo a rincorrere la concorrenza sul prezzo, in mancanza di altri fattori differenzianti.

In altre parole, anche se vinci la “guerra dell’attenzione“, alla fine perdi la guerra economica (i margini di profitto sono troppo bassi).

Per dirla con le parole di Margherita: “[…] non puoi esistere solo “tecnicamente” […]“.

Vedi, questo atteggiamento dei miei allievi, tanto attratti dal “come si clicca“, ammetto che mi fa veramente innervosire, mi disturba, non lo sopporto proprio.

Ma forse sto invecchiando e non tollero più alcune cose… 😅

Però, non è solo questo. Sai, la mancanza di consapevolezza è normale, la gente ha sempre bisogno di trovare un senso.

Ciò che mi fa veramente incaxxare è l’ostinazione. Cioè, nonostante mi sgoli per settimane, e metta in guardia i miei allievi dai rischi dell’esaltazione della tecnica…

… beh nonostante questo, niente, vogliono sapere “dove si clicca” (tanto poi la gente comprerà nel mio e-commerce… sì sì, come no).

Boh, vabbè. Io ce la metto sempre tutta, però delle volte è proprio dura.

Non abbiamo bisogno dell’e-commerce per crescere. Per risollevare questo paese, abbiamo bisogno di cultura digitale, di una visione.

E mi fanno anche un po’ ridere le “campagne nazionalistiche” del tipo “dai, compriamo tutti dagli e-commerce italiani… boicottiamo Amazon!“.

Mmhhh…

Purtroppo, non possiamo ragionare così. Onestamente ragazzi, non ce lo possiamo permettere.

Come dice anche Marco Camisani Calzolari in questo suo post Facebook (l’ho un po’ tagliato, ma l’essenza è questa):

Ma lo spirito nazionalistico purtroppo non basta…

Bisogna che anche i nostri e-commerce siano:

  • Semplici da usare, fatti interamente in Italia […]
  • Dove il form per registrarti ha 4 campi e poi basta un click per comprare
  • Dove i prodotti abbiano foto adeguate e non una mezza storta da cui si vede solo il “davanti” di quel che vorresti.
  • Hai 30 giorni per decidere se non ti piace più […]
  • Con un altro click scarichi la fattura
  • Con l’App, fatta in Italia, per tutti i sistemi operativi, installabile pure nel frigorifero!

Fatto questo, si può sperare che gli appelli di comprare dagli e-commerce locali siano accolti. Tutto ciò è brutto, triste, cattivo, ma tremendamente realistico”.

Che posso aggiungere? Niente, ha ragione Marco. È avvilente, ma è la triste realtà.

E non credere che tutto questo riguardi solo gli e-commerce… nooo… per niente.

Qualunque sia il tuo progetto web, pensa prima a differenziarti, a raccontare una storia e poi (molto poi) dedicati alla tecnica.

Bene, spero di essere riuscito a metterti in guardia sull’e-commerce pro e contro 😊

Se vuoi dirmi la tua, condividere le tue idee o darmi un suggerimento, scrivimi pure commentando questo articolo.

A prestissimo!⁣⁣

Marcello Cosa
Marcello Cosa
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